dall’intervista di Roberta Scalise per OutSiders Webzine

Quali sono state  – se possono essere riferite –  le maggiori “scoperte” che ha rinvenuto di sé mediante lo studio dell’arte grafologica?

Mi piace molto che Lei usi la parola “arte”!  

Molto spesso la Grafologia viene chiamata “scienza” e questo ha sempre generato non poche perplessità, oltre a parecchie polemiche!

Il grande maestro Crépieux-Jamin riassumeva in questa frase il significato profondo della nostra disciplina : 

“Sempre in una analisi grafologica peseranno molto il talento e la grazia del grafologo, la decisiva capacità di intuire espressioni e abbracciare degli insiemi. Sembra dono innato in taluni e quasi impossibile da sviluppare in altri. Inoltre, poiché non ci sono due scritture identiche, né possono esistere, una scrittura concreta opporrà sempre alla scienza grafologica l’invisibile barriera che ogni individuo oppone a tutta la scienza.  Dell’individuo non esiste né concetto, né scienza, recita la filosofia … la grafologia applicata sarà perciò sempre …  un ‘arte.”

Per quanto mi riguarda direttamente, direi che le scoperte non sono mai  terminate. Ricordo con sollievo il momento in cui mi sono resa conto che la mia “brutta scrittura”, come quella di molte persone dal tracciato rapido e pressoché illeggibile, era senz’altro frutto di una pre-disposizione temperamentale, ma anche di una fortissima emotività che non riuscivo a controllare. Se col nostro temperamento di base dobbiamo in ogni modo venire a patti, possiamo però imparare a gestirne i risvolti, soprattutto se si rivelano disturbanti, volgendoli a nostro favore : ed ecco che la nostra fragilità può diventare la nostra ricchezza. E’ un’educazione, una disciplina, un apprendimento, un miglioramento di noi stessi : in questo consiste la grafoterapia , a cui ho dedicato il mio primo libro. Ma questa è un’altra storia!

La scrittura cambia nel tempo, vive con noi, registra sia il nostro stato d’animo immediato che il nostro vissuto. Trattiene i ricordi, conserva il nostro bagaglio genetico, parla del nostro potenziale, anche di quello inespresso, o forse soprattutto di quello. Un’analisi grafologica profonda mette a nudo fragilità e talenti, racconta il non detto … Lei sa che ci sono parole che hanno una particolare risonanza emotiva? Tutti noi ne abbiamo, fanno parte della nostra storia, e la scrittura puntualmente le registra con una “vibrazione” grafica particolare. Quando mi capita di riconoscerle e di farle notare a chi mi ascolta è sempre un momento emozionante, in cui davvero tutta la meraviglia della traccia, ancora una volta, si rinnova.