dall’intervista di Roberta Scalise per OutSiders Webzine
Che cosa consiglierebbe a chi, invece, non ha ancora trovato la “propria” scrittura?
Semplicemente di “mettersi in ascolto” : la scrittura parla continuamente.
Con le sue pause, i suoi stacchi, i suoi collegamenti, i suoi silenzi, i suoi “bianchi” e i suoi “neri” …
A proposito di bianco e di nero : avrà sicuramente notato fogli scritti molto fitti, dove il nero predomina come una massa compatta, e altri dove le parole sembrano “galleggiare” in un mare di bianco … chi pensa sia, dei due, il “sognatore”? Chi l’intuitivo? Chi quello più sensibile ai messaggi dell’inconscio? Sa che le parti non scritte, gli spazi lasciati bianchi, sono espressivi quanto le parti scritte?
A chi sta cercando se stesso attraverso la propria scrittura consiglio un esercizio molto semplice, lo stesso che era stato consigliato a me in occasione della mia prima lezione di Grafologia : prendere un foglio bianco (mi raccomando : né righe né quadretti, né margini. Il foglio rappresenta simbolicamente il nostro mondo, il nostro ambiente, lo spazio in cui ci muoviamo, e come tale dev’essere lasciato libero, non ci devono essere “guide” prestabilite!), utilizzare lo strumento abituale, sedersi comodamente in un posto tranquillo e cominciare a scrivere. Scrivere un’intera pagina, con naturalezza, datarla e firmarla. E poi, semplicemente, osservare il foglio scritto come se fosse un quadro. Capovolgerlo, allontanarlo e avvicinarlo ancora, guardarlo in controluce, girarlo e accarezzarne il verso per “sentire” la pressione della mano … Bisognerà sforzarsi di ascoltare le sensazioni che questo approccio visivo ha generato senza giudicarle, lasciandole fluire. Ci potrà essere del compiacimento verso le proprie forme grafiche, oppure della perplessità, o anche un senso di fastidio : non è detto che quella “fotografia” di noi stessi ci piaccia! Forse, chissà, potremo pensare che non ci rappresenti, che non ci appartenga , che non ci somigli, o che l’inquadratura non sia stata quella giusta … ma una cosa è certa : avremo aperto una porta, saremo entrati in rapporto con la parte più vera di noi stessi e non si tratterà, se vorremo, che di continuare il dialogo.
Avremo iniziato un viaggio, e sarà un viaggio emozionante!


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