Luigi Tenco si suicidò il 27 gennaio 1967 a 27 anni, in una camera d’albergo, poche ore dopo la sua eliminazione dal XVII Festival di Sanremo.
Aveva partecipato a questa ormai storica competizione – pare con poca convinzione – con una canzone dal titolo “Ciao amore ciao” presentata in coppia con la cantante italo-francese Dalidà, a cui all’epoca era sentimentalmente legato.
La sua decisione di aderire ad una manifestazione canora così lontana dai suoi presupposti di artista “diverso”, alternativo ai circuiti mediatici della grande distribuzione, appare oggi più che mai come una delle tante imprevedibili stranezze del suo carattere inquieto.

Il suicidio di Tenco a Sanremo è stato presentato come l’apice di una profonda crisi depressiva che l’artista covava da tempo, ma la motivazione “ufficiale” del gesto (ossia l’incomprensione e l’incompetenza della giuria del Festival nei confronti della sua canzone), contenuta nel biglietto d’addio trovato nella sua stanza, ha suscitato non poche perplessità, al limite dell’inaccettabile.
Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, ci si interroga sulle vere cause della sua fine : si sono fatte varie ipotesi, compresa quella di una forte alterazione psicologica dovuta all’uso di barbiturici.
Proprio per il sopravvivere di dubbi e sospetti “il caso Tenco” è stato riaperto nel 2005, ma ancora una volta la sua morte, malgrado la labilità di alcuni elementi probatori, è stata dichiarata “per suicidio” e il caso è stato definitivamente chiuso. Sopravvivono tuttavia tutte le ombre che accompagnano la figura di uno dei cantautori più emblematici degli anni Sessanta.
Luigi Tenco era nato il 21 marzo 1938 a Cassine, un piccolo centro del Piemonte in provincia di Alessandria, ma come artista era cresciuto a Genova e poi a Milano, frequentando musicisti e amici destinati alla fama come Bruno Lauzi, Gino Paoli, Fabrizio De André, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Adriano Celentano …
Aveva dato le sue prime prove di cantante, curiosamente, con vari pseudonimi, come “Gigi Mai”, “Gordon Cliff”, “Dick Ventuno”, prima di incidere degli album che come titolo avrebbero portato semplicemente il suo nome.

D’altra parte una zona d’ombra sul suo vero cognome esiste fin da prima della sua nascita, dal momento che il suo padre naturale non lo riconobbe mai, e Luigi prese il cognome Tenco dal marito della madre, che però morì prima della sua nascita.
Luigi Tenco nasce con uno stellium di ben 4 Pianeti in ARIETE in nona Casa : SOLE, MERCURIO, VENERE e SATURNO.
Se SATURNO congiunto a 3 Pianeti Personali assume grande peso sul piano della proverbiale “malinconia” caratteristica del “Pianeta del destino”, è pur vero che la LUNA in SAGITTARIO e l’ASCENDENTE in LEONE completano con un grande TRIGONO un formidabile circuito di FUOCO.
Un intensissimo circuito fatto di passionalità, di creatività e di energia che, considerando lo struggente abbandono a cui spesso il cantautore si votava, quasi sconcerta.
Mi ha fatto quindi riflettere quel NETTUNO privo di aspetti in VERGINE in seconda Casa : il Pianeta dell’illusione, del misticismo, delle intuizioni profonde si trova isolato – e quindi potente – in un settore di concretezza e in un Segno cerebrale e mercuriano. 

Ho pensato che questo potesse pericolosamente accentuare la difficoltà di trovare un equilibrio tra l’accettazione del quotidiano e il desiderio di fuga, tra la forza aggressiva e la delicatezza intimista, tra la provocazione anticonformista e la sensibilità ripiegata, crepuscolare, di tante delle canzoni di Luigi Tenco, compresa l’ultima.
Inoltre il vitalismo accentuato del tema non trova riscontro nella scrittura, che presenta forti valori ACQUA di matrice nettuniana.
Dell’Elemento che la caratterizza questo ultimo notissimo scritto conserva tutta la natura fluida, ondeggiante, sinuosa e sfuggente, a cui aggiunge un’energia ancora estremamente vitale : la potenza e l’evanescenza insieme, l’elusione della forma a favore di un movimento “pulsionale” e incontrollato sono tra le caratteristiche più frequenti della dominante nettuniana nel gesto grafico.
Il rigo di base, simbolicamente collegato alla terra, viene progressivamente abbandonato con una fuga verso l’alto : il fluire concitato del tratto impedisce l’appoggio, il contatto con la realtà è negato, perduto.

Sopravvivono le dilatazioni in zona superiore come ultima espressione di una vita immaginaria sempre vigile, ma il ritmo grafico si stempera, si spezza e si risolve nel rifiuto del limite, nella negazione del legame che ancora unisce alla concretezza esigente del mondo dei vivi, con i suoi obblighi, i suoi attaccamenti e le sue disillusioni.


Anche in questo caso, come già per il caso precedentemente presentato (la poetessa Sylvia Plath), lo studio del personaggio nelle sue caratteristiche sia scrittorie che astrologiche può confermare quanto ho già avuto modo di rilevare in diverse occasioni, ossia come un Pianeta privo di aspetti nel Tema Natale possa trovare un canale di espressione di particolare evidenza nella scrittura.
Un Pianeta isolato come zona non integrata della personalità : intensa energia pressoché pura che può esercitare, nel bene e nel male, una fortissima influenza.
“Sono fuori di me, e sto in pensiero, perché non mi vedo tornare …”

Questo testo è tratto dalla mia relazione al XIX Convegno Astrologico Torinese organizzato da Grazia Mirti.