Perchè molti di noi scelgono lo stampatello maiuscolo come scrittura abituale?

Scelte di “stile di scrittura” oggi molto diffuse, considerate erroneamente poco espressive e quindi difficilmente analizzabili, ma in realtà anch’esse suscettibili di personalizzazione, sono rappresentate dall’adozione dello stampatello maiuscolo o dello script (stampatello minuscolo) come preferenza abituale.
Soprattutto quest’ultimo sta diventando quasi una costante nelle scritture attuali, in sostituzione del corsivo.
Entrambe queste scelte stilistiche, e in particolare lo stampatello maiuscolo, possono rientrare nei canoni della “scrittura persona”, altrimenti detta “scrittura maschera”.
L’archetipo della PERSONA è forse uno dei più interessanti della Psicologia Analitica: con il termine usato per indicare la maschera indossata dagli attori del teatro classico Jung ha rappresentato una sorta di “involucro dell’Io”, ossia il ruolo che assumiamo quando entriamo in rapporto con gli altri, la facciata dietro la quale, attraverso tutta una serie di adattamenti che cominciano con la primissima infanzia, possiamo costruire l’immagine sociale che il mondo ci richiede.
Se la “Persona” è sufficientemente flessibile, e la sua funzione viene “integrata”, svolge un ruolo di mediazione e di ulteriore adattamento: prendere coscienza di altri aspetti del nostro Io e accettarli come parte di noi è considerata una tappa importante del “cammino di individuazione” indicato da Jung.
Ma se la “Persona” si irrigidisce in una “maschera fissa” ogni spontaneità è negata: quando si identifica con la “Persona” l’io diventa unilaterale, alza barriere di protezione e di nascondimento, cristallizza la rappresentazione di un personaggio, di un ruolo, di un’identità artificiale che esclude, inconsapevolmente, ogni possibilità di divenire
Una “Persona” non integrata è spesso la spiegazione di certi comportamenti incomprensibili e sconcertanti, e l’identificazione in un’immagine ideale (e irraggiungibile) è comunque fonte di frustrazione e di contraddizioni profonde.
In Grafologia la scrittura Persona può assumere differenti forme (“modello”, artificiale, calligrafica, convenzionale …), fra cui anche la scelta dello stampatello come preferenza abituale.
In generale si pensa che lo stampatello presenti maggiori difficoltà interpretative per il grafologo, non per niente le lettere anonime, nel loro intento di “mascheramento”, spesso vengono scritte in stampatello maiuscolo.
E’ senz’altro vero che per l’analisi di una scrittura stampatello si richiede una valutazione particolarmente attenta di alcuni elementi, come la pressione, il ritmo, la gestione delle spaziature: tuttavia chi adotta spontaneamente lo stampatello maiuscolo come scrittura abituale automaticamente lo personalizza, per cui molti tratti diventano riconoscibili.
E’ bene non generalizzare quando ci si trova davanti a scritture stampatello : questa scelta, se nella sua essenzialità sembra fornire una sorta di “anonimato” grafico coprendo la personalità di chi scrive, contemporaneamente risponde ad un’esigenza di chiarezza, di leggibilità, di ordine, di compiutezza estetica
Esistono modalità e stili diversi di stampatello, alcuni di notevole impatto visivo: spesso soggetti perfezionisti, colti e riservati, dotati di talento o di gusto artistico, apprezzano l’eleganza e la sobrietà dello stampatello maiuscolo, a cui sanno trasmettere comunque caratteristiche di originalità e una vibrazione di fondo che anima il tracciato conferendogli un ritmo molto particolare.
Talvolta questa forma particolarmente lineare viene scelta per esigenze professionali, per essere meglio compresi dagli altri nel timore di risultare poco leggibili, oppure nell’illusione di rendere più gradevole una grafia che pensiamo sia “brutta”… oppure ancora quando si preferisce non esibire la propria scrittura, magari abbinandola a una firma astratta (o a una firma-sigla, o a una firma-scarabocchio ,,, ) per proteggersi dallo sguardo altrui ….
E non dimentichiamo mai la base temperamentale : “Talvolta il carattere nervoso compensa la sua labilità interna ostentando la semplicità e la monumentalità dei caratteri romani : all’origine di questa tendenza ci può essere il desiderio di esibire una fermezza classica, di apparire decisi, autorevoli, perentori.” ( cfr. Max Pulver, La simbologia della scrittura, p. 231). In tal caso i caratteri saranno riprodotti con una certa rigidità e un forte appoggio, come a sottolineare la propria “solidità”.
E’ bene quindi essere molto cauti nell’interpretazione dello stampatello maiuscolo : è una scelta di forma che può avere motivazioni diversissime.

Nell’immagine vediamo l’essenzialità e l’eleganza nello stampatello “ritmico” dell’attore Giorgio Albertazzi (1923-2016) 


Il testo è tratto dal capitolo 14 del libro “Iniziazione alla Grafologia” di Marisa Paschero, Edizioni Mediterranee, Roma, 2019.